apr 18

Embrioni scambiati, test Dna: individuati i genitori biologici

17:26 – Aperto un fascicolo contro ignoti e senza ipotesi di reato nella vicenda degli embrioni scambiati, forse a causa di due cognomi simili, all’ospedale Pertini di Roma. L’azione è stata avviata dopo la denuncia di una donna che si è sottoposta alla fecondazione non andata a buon fine. I test del Dna hanno confermato l’errore e individuato la coppia di genitori veri, avvertiti dalle autorità sanitarie. Non si tratta della coppia che ha sporto la denuncia.

I test individuano i genitori biologici – Gli esami del Dna e della saliva hanno quindi confermato che uno scambio di embrioni, all’ospedale Pertini, c’è stato. E che una donna sta portando avanti una gravidanza con due gemelli biologicamente non suoi. Dopo gli esami al Sant’Anna, la signora aveva allertato i medici del Pertini. Da lì è scoppiato il caso. Al momento si sta risalendo alla catena dei responsabili materiali dell’errore.
“Coinvolte sole due coppie” – “I risultati delle analisi effettuate unitamente ai riscontri procedurali delle operazioni svolte durante la seduta di trasferimento degli embrioni escludono il coinvolgimento delle altre coppie che sono state prontamente informate”. Così il direttore generale dell’Asl Roma B, Vitaliano De Salazar. Nello scambio di embrioni dunque sono coinvolte solo due coppie.
Non è la coppia che ha sporto denuncia – L’inseminazione avviene in tre fasi: la prima è il prelievo della cellula, la seconda è l’inseminazione, la terza è l’impianto. La coppia difesa dall’avvocato Nicotera, ossia quella che ha sporto denuncia in P ha eseguito il prelievo il 2 di dicembre e l’impianto il 4. La coppia ora in attesa dei due gemelli, difesa dall’avvocato Ambrosini, invece, ha eseguito il 4 il prelievo e il 6 l’impianto. Ciò esclude uno scambio tra le due coppie.L’ipotesi di reato è “sostituzione di neonato” – Nella denuncia in Procura si fa riferimento a possibili violazioni della legge 40-2004, che però prevede solo sanzioni amministrative e non penali. Ha le idee chiare, dal canto suo, la segretaria dell’associazione “Luca Coscioni”, Filomena Gallo, secondo cui sarà la coppia biologicamente genitoriale ad avere ragione perché “i fatti accaduti non sono riconducibili a una eterologa con consenso della coppia che ha firmato per accesso a tecniche omologhe, ma a sua insaputa è stata applicata un’altra tecnica. Quindi le tutele della legge 40 per chi accede in violazione del divieto di eterologa alla tecnica non sono applicabili”. A suo avviso l’ipotesi di reato che potrebbe ricorrere è “sostituzione di neonato”.
Sospese fecondazioni di nuove coppie – All’ospedale Pertini di Roma sono state sospese le prime visite per le fecondazioni riguardo a nuove coppie. E’ il provvedimento dell’ospedale dopo i risultati del test del Dna, che confermano lo scambio di embrioni.
Zingaretti: “Chi ha sbagliato pagherà” – Intanto il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, è tornato a promettere che “chi ha sbagliato se ne assumerà la responsabilità” ma ora, poiché si tratta di “affetti, mamme e famiglie, quello che andrà fatto è attendere l’esito delle analisi. La Asl Roma B ha fatto bene a chiudere il centro del Pertini in via preventiva, e dalle notizie che abbiamo il fatto che sia un caso isolato è sicuro. Ora dobbiamo offrire ai pazienti la certezza assoluta di Centri in cui si può affrontare serenamente il problema, e siamo sulla strada giusta”. “Ho chiesto a Zingaretti – il commento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin – che il Lazio si metta in regola nel modo più veloce possibile”. Ma in generale, ha rassicurato, “in Italia vengono effettuati ogni giorno centinaia di interventi di inseminazione con procedure molto sicure, e quando succedono cose simili è perché qualcuno non le ha rispettate”.
Giurista: “Il figlio è di chi lo partorisce – “La legge dice che figlio è di chi lo partorisce”, quindi la mamma che sta portando avanti la gestazione “non rischia di perdere i figli. Può perderli solo se decide di interrompere la gravidanza”, mentre “la mamma genetica non ha nessun titolo, dal punto di vista giuridico, di rivendicare nulla”. E’ chiaro, in merito a cosa dice la legge sul caso dello scambio di embrioni, il giudice costituzionale Ferdinando Santosuosso.
Nuovo responsabile al Pertini – La direzione dell’ospedale Pertini “di concerto con la Commissione interistituzionale, ha provveduto alla nomina di un nuovo responsabile della struttura della Procreazione Medicalmente Assistita, rafforzato le procedure e confermato il fermo degli arruolamenti, riservandosi l’adozione di tutti gli ulteriori provvedimenti ritenuti necessari anche alla luce dell’indagine ministeriale”. Ad affermarlo il dg dell’Asl Roma B, Vitaliano De Salazar.
I cognomi simili, l’errore e la battuta tragica – Nel racconto, di qualche giorno fa, di una 36enne romana si faceva riferimento a una battuta che poi si è rivelata tragica. La donna, al Messaggero, aveva infatti paventato il pericolo di scambio di embrioni, affermando: “Ero al mio secondo tentativo di transfer. Mi dovevano essere impiantati tre embrioni di classe A, i migliori. Mi chiamano per seconda. Non faccio in tempo a mettere piede in camera operatoria e mi rispediscono indietro, dicendomi: scusi, ci siamo sbagliati, non è il suo turno”. Poi i sanitari hanno chiamato un’altra ragazza, della sua stessa età e con un cognome simile. “Ho aspettato una mezz’ora – ha continuato la 36enne – Quando è arrivato il mio turno ho detto, credo a una portantina, una battuta del tipo: quanto ho dovuto aspettare. E lei mi ha risposto: che, vuoi gli embrioni di un’altra?”.
Codacons: “Possibili reati penali contro Asl e Regione” – Il Codacons ha depositato un esposto ala Procura du Roma sullo scambio di embrioni all’ospedale Pertini. Si chiede di verificare “se siano ravvisabili nei confronti della Regione e della Asl competente diverse fattispecie penalmente rilevanti come l’omissione di atti d’ufficio e la violazione della legge 40″. Nei confronti del ertini l’associazione ipotizza “l’omissione di atti d’ufficio, l’interruzione di pubblico servizio e lesioni personali alle coppie coinvolte “per lo stress psico-ficio subito”.
Lorenzin: “Scambio riguarda solo due coppie” – “Gli ultimi riscontri confermano l’ipotesi sollevata fin dall’inizio dall’ispezione ministeriale: si tratta di uno scambio tra due sole coppie, per un errore umano provocato dalla quasi omonimia dei cognomi di due pazienti e dalla insufficiente qualità delle procedure di sicurezza e tracciabilità”.Lo afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

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apr 17

Pressione alta in gravidanza mette a rischio parto pretermine e morte neonatale 

17/04/2014 - ipertensione, preeclampsia e rischi per la salute di mamma e bambino
Le donne che soffrono di ipertensione sono a rischio esiti negativi della gravidanza come parto prematuro, basso peso del bambino alla nascita e anche morte neonatale. Lo studio

La pressione sanguigna è determinante per un buono stato di salute generale. E lo diventa ancora di più quando ad avere dei problemi è la donna in gravidanza, poiché una condizione di ipertensione (o pressione alta) può mettere a serio rischio di complicanze più o meno gravi.Il rischio è quello di avere un parto pretermine, un basso peso del bambino alla nascita e anche morte neonatale.
A mettere sull’avviso le future mamme dai rischi della pressione alta e la preeclampsia è uno studio revisionale condotto dai ricercatori del King’s College di Londra, in cui sono stati presi in esame 55 studi condotti in 25 Paesi sui possibili esiti negativi della gravidanza quando vi sia un problema di ipertensione – tenuto conto che l’ipertensione cronica, per esempio, è causa di complicazioni tra l’1% e il 5% delle gravidanze.
I ricercatori hanno preso in esame i risultati degli studi per quel che riguardava in particolare i parti pretermine, ossia quelli avvenuti prima delle 37 settimane di gestazione; la morte perinatale, tra cui la morte fetale dopo una gestazione di 20 settimane, compresi il feto nato morto e la morte neonatale fino a un mese dal parto; l’ammissione alla terapia intensiva neonatale o all’unità speciale di cura e, infine, il basso peso alla nascita quando fosse inferiore ai 2.500 grammi.
I risultati finali dello studio sono stati pubblicati sul British Medical Journal (BMJ) e mostrano, tra gli altri, che il rischio relativo di preeclampsia – ovvero la condizione caratterizzata da pressione arteriosa alta in gravidanza – nelle donne con ipertensione cronica è in media di quasi otto volte superiore a quello nelle donne non-ipertese. A causa dell’alta pressione sanguigna, poi, tutti gli esiti neonatali avversi avevano almeno il doppio di probabilità di verificarsi, rispetto alla popolazione generale.
«L’ipertensione cronica è associata a una elevata incidenza di esiti negativi della gravidanza rispetto a una popolazione generale», concludono i ricercatori. 

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apr 16

Pertini, i bimbi contesi. Tutto, forse, per uno scambio di cognomi

Pubblicato il 16 aprile 2014 09:36 | Ultimo aggiornamento: 16 aprile 2014 09:37

di Redazione Blitz
ROMA - Scambio di embrioni all’ospedale Sandro Pertini di Roma. I gemellini sono contesi tra due mamme: quella che li sta portando nel proprio utero vuole tenerli, ma la madre degli embrioni annuncia battaglia. Una tragedia forse causata da uno scambio di cognomi sulle provette. 
Almeno così parrebbe dalle parole della donna rimasta senza figli, e che adesso reclama i gemellini portati in grembo da un’altra. Le sue parole sono riferite da Flavio Haver sul Corriere della Sera. 

“Ero in sala d’attesa con mio marito. Insieme con noi, c’erano le altre coppie. Ero tesa, emozionata. A un certo punto mi ha chiamato un’infermiera e mi ha detto: “Prego, signora, venga”. Sono entrata nella sala, saranno passati una decina di minuti e quella stessa infermiera mi ha detto: “Ci scusi, signora. Ma non tocca a lei: ha un cognome simile a un’altra, l’abbiamo chiamata per errore”. Sono uscita e ho aspettato nuovamente che arrivasse il mio turno. Lì per lì, non ho avuto alcun sospetto. Certo, sapendo quello che è accaduto adesso mi spiego molte cose…”.

Probabile, quindi, che la tragedia sia nata da uno scambio di provette a causa di cognomi simili. La coppia senza figli ha presentato un esposto in Procura che ha portato all’apertura dell’inchiesta. Attraverso il loro avvocato i due coniugi, impiegati romani lei in una società privata, lui in un’azienda di trasporti pubblici, hanno annunciato che

“se ci sarà la prova inconfutabile che quei gemellini nasceranno da un embrione nostro, faremo di tutto per averli. Sono figli nostri”.

Ma l’altra coppia, quella che i due gemellini li sta portando in grembo, non intende lasciarli andare. E’ stato proprio perché i due coniugi, entrambi psicologi di Roma, hanno deciso di eseguire la villocentesi di controllo al Sant’Anna che hanno scoperto che i due piccoli non sono loro.
“Se la mia cliente avesse voluto abortire, lo avrebbe già fatto”, ha sottolineato il loro avvocato. E del resto è proprio così, anche se duro da dire e da sentire. Ma di certo, intende l’avvocato, se la signora porta avanti la gravidanza è perché è intenzionata a tenere i bimbi. Detto questo, il legale ha chiesto “silenzio e rispetto della privacy” per i propri assistiti:

“Erano già molto provati da quello che avevano scoperto. Poi la pubblicità data alla vicenda ha contribuito ad aumentare la pressione”.

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apr 15

Ian e Jayne, uniti fino alla fine: scoprono di essere entrambi malati di tumore -Foto

Martedì 15 Aprile 2014

di Simone Pierini
LONDRA – Ian e Jayne Lovewell, marito e moglie di 53 e 50 anni, moriranno di tumore. I medici hanno diagnosticato per entrambi, a pochi giorni di distanza, un cancro terminale. Un destino crudele che ha scosso l’intera famiglia, che conta tre figli. La coppia ha scelto di vivere i loro ultimi mesi viaggiando e amici e parenti hanno organizzato una “colletta” per finanziare la felicità dei loro ultimi attimi di vita.    Ian, il marito, soffre di un tumore al polmone che si è diffuso nel cervello e nel fegato. Anche per Jayne il cancro ha colpito il polmone allargandosi fino al pancreas. I due hanno sempre vissuto una vita sana, senza fumo o alcol, senza vizi. Ma questo non è bastato ad evitare il male incurabile.  “Dobbiamo restare forti e sfruttare al meglio il tempo che abbiamo insieme”, raccontano i figli. “Non è facile venire a sapere che entrambi i tuoi genitori stanno morendo”.  I COMMENTI SU FACEBOOK 

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apr 14

Usa, scoperta casa degli orrori: donna partorisce e uccide sette neonati poi nasconde i cadaveri in scatoloni

Lunedì 14 Aprile – agg.23:22

Primo Piano

La casa degli orrori nello Utah

Li aveva nascosti in scatole separate sparse nella casa in cui viveva con altre tre figlie. In dieci anni aveva partorito 7 volte, ma subito dopo la nascita aveva ucciso i suoi stessi figli. A fare la macabra scoperta è stato l’ex marito della donna, che ha trovato uno dei corpicini nel garage dell’abitazione nella quale ha vissuto insieme con la moglie fino a tre anni fa. La “casa degli orrori” si trova nello Utah, stato occidentale degli Stati Uniti: la donna, 39 anni, è stata arrestata con l’accusa di omicidio.La polizia è stata allertata sabato dall’ex marito, che casualmente ha trovato nel garage della casa dove avevano abitato insieme un contenitore con dentro il corpicino di un neonato. Sono così state avviate immediatamente ricerche più approfondite, e in altri ambienti della casa, a Pleasant Grove, a una cinquantina di chilometri da Salt Lake City, sono stati ritrovati i corpi di altri sei neonati. Secondo quanto riferiscono fonti di stampa, la donna – Megan Huntsman – li avrebbe partoriti tra il 1996 e il 2006. Parlando con i giornalisti, i suoi vicini si sono detti scioccati, poiché, hanno affermato, non hanno mai notato che negli anni in questione fosse in gravidanza, neanche una volta. Poi, tre anni fa, se ne era andata, lasciando l’ex marito e tre figlie, una teenager e due più grandi.
L’ex marito della donna, ha precisato un portavoce della polizia locale, non è al momento considerato dagli inquirenti “persona di interesse”, vale a dire che non è sospettato. «Riteniamo che non fosse al corrente della situazione» ha detto il portavoce. I sette piccoli cadaveri sono stati frattanto inviati ad un istituto di medicina legale dello Utah per l’autopsia, affinché si possano determinare le cause della morte.

Lunedì 14 Aprile 2014 – 08:34Ultimo aggiornamento: 19:27
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Usa, uccide i 7 figli neonati e li nasconde in scatoloni

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apr 13

Università, il test di Medicina e Odontoiatria non sarà annullato. Il 22 aprile i risultati

Roma, 11 aprile 2014 – Il test di Medicina e Odontoiatria che si è svolto lo scorso 8 aprile su tutto il territorio nazionale non sarà annullato. Ad annunciarlo è il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che conferma anche che i risultati della prova saranno pubblicati martedì 22 aprile.
Il Miur, a seguito dei fatti avvenuti a Bari, ha immediatamente avviato tutti gli approfondimenti del caso a tutela dell’interesse degli oltre 63.000 candidati che hanno effettuato la prova. Dalle prime verifiche emerge che le 74 scatole destinate all’ateneo ‘Aldo Moro’ di Bari per lo svolgimento della prova di Medicina e Odontoiatria sono state consegnate integre dal Ministero la mattina del 4 aprile al funzionario designato dall’Università per il ritiro.
Dalla relazione fornita dall’ateneo, si legge nella nota del Miur, “emerge che i pacchi per la prova di Medicina, dopo il ritiro a Bologna, sono arrivati all’Università di Bari e da qui sono stati trasferiti e custoditi all’interno di un furgone in una caserma dei Carabinieri. La mattina dell’8 aprile le scatole sono state ritirate, caricate su altra autovettura dell’ateneo e portate presso le quattro sedi di svolgimento della prova. In una di queste sedi, la ex Facolta’ di Economia, la commissione ha riscontrato che uno dei pacchi presentava il sigillo integro ma il nastro da imballaggio scollato e ha chiesto l’intervento della Polizia di Stato per i dovuti controlli. Alla presenza degli studenti e’ stato verificato che il pacco conteneva 49 buste anziche’ 50 come previsto”. Quindi “sull’eventuale ipotesi di reato si esprimera’ la magistratura”. Il Miur intanto, “anche alla luce dei primi riscontri sui risultati del quiz, ritiene di non dover annullare la prova”.

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apr 12

PARKINSON, MICHAEL J. FOX PUNTA A 30 MILA VOLONTARI

È caccia, anche in Italia, a volontari che soffrono di Parkinson, ma anche a persone sane, che possano contribuire, aderendo al progetto ‘Fox Trial Finder’, allo sviluppo e all’accelerazione della ricerca scientifica su questa malattia.
 

Basta un clic su foxtrialfinder.michaeljfox.org, un portale ideato dalla Michael J. Fox Foundation (MJFF) attivo da settembre anche in lingua italiana, e cliccare su ‘Trova Trial’. In forma anonima e volontaria si potrà scegliere se rispondere a un semplice questionario, donare un campione di sangue o tessuto, eseguire una batteria di test, o sperimentare un farmaco. Vi partecipano, ad oggi, circa 28 mila volontari di ogni parte nel mondo, di cui 450 italiani. L’obiettivo è raggiungere i 30 mila volontari entro l’estate. Perché i malati di Parkinson e di parkinsonismi, sono tanti: 200 mila solo in Italia, con un’incidenza molto alta: 350 malati su 100 mila abitanti, di cui 250 affetti da Parkinson. Di questi, 23 mila sono curati solo a Milano presso il Centro Parkinson del CTO, il più grande al mondo per questa patologia, che vede ogni anno circa 1500 nuovi casi, in maggioranza uomini (ne sono i più colpiti: 58% vs 42% di donne). La ricerca, in questo ambito, sta avanzando con promettenti progetti e studi, eppure il 20-30% di essi non riesce neanche a partire per mancanza del ‘quorum’ di persone che vi aderiscono. Si conoscono alcuni fattori di rischio per il Parkinson – farmaci (antidopaminergici, antivertigini), idrocarburi, solventi (alogenati), erbicidi e pesticidi e in parte lo stile di vita –, sono noti alcuni campanelli di allarme, quali disturbi del sonno, stitichezza, perdita dell’olfatto, costipazione tuttavia riferibili a centinaia di altre patologie più generali, ma questo non basta perché il più delle volte la malattia viene identificata in fase avanzata, alla comparsa dei sintomi motori quando il 70% delle cellule dopaminergiche, responsabili della malattia, sono danneggiate in modo irreversibile. Occorre dunque scoprire elementi diagnostici preventivi: marcatori biologici del sangue, della saliva e/o dei tessuti (liquor cerebrale) che ne siano chiari e certi indicatori. I risultati scientifici sono attesi a breve, grazie alla cooperazione italiana e internazionale della Michael J. Fox Foundation con le maggiori Istituzioni che si occupano di Parkinson, in primo luogo la Fondazione Grigioni, e buone aspettative sono correlate anche allo studio delle staminali. Manca solo l’apporto umano. E con il Fox Trial Finder si compirà il passo che serve.
 
“La Fondazione Grigioni per il Morbo di Parkinson – spiega il presidente Gianni Pezzoli – si unisce all’obiettivo della Michael J. Fox Foundation, la più importante al mondo sulla malattia di Parkinson, e invita pazienti e famigliari ad entrare a far parte del ‘Fox Trial Finder’ con un ruolo attivo negli studi farmacologici, o comunque scientifici, che si effettuano sulla malattia. La Fondazione Grigioni (in collaborazione con il Centro Parkinson di Milano) resta il principale punto di riferimento al progetto della MJFF: raggiunge infatti oltre 100 mila famiglie interessate in Italia dalla malattia di Parkinson, qualificandosi primo in Europa”. 
Un risultato ragguardevole, eppure non basta. “Non è sufficiente avere i migliori ricercatori del mondo – dichiara Maurizio Facheris, neurologo e direttore associato per i programmi di ricerca della MJFF – o disporre di eccellenti dati diagnostici e strumentazioni all’avanguardia. Se mancano le persone che offrono il loro tempo, campioni di sangue, saliva e tessuti o che sperimentano un farmaco su loro stessi, la ricerca clinica non potrebbe andare avanti: per raggiungere i propri obiettivi ha bisogno di persone, volontari sani e malati, che collaborino alla ricerca ad ogni livello, a studi di fase I che valutano la tollerabilità e sicurezza dei farmaci prima di testarli su persone malate o sane, di fase II che verificano l’efficacia su una popolazione ristretta con la malattia di riferimento, e di fase III, simile alla fase II ma nel quale il campione di popolazione è più ampio. Occorrono però anche persone sane che contribuiscano ‘ai controlli’, vale a dire a creare un confronto su diversi parametri fra persone con e libere da malattia”.
La MJFF, dunque, ha un valore aggiunto: sostenere esclusivamente la ricerca tramite il finanziamento di progetti scientifici che vanno dalla validazione di nuovi target fino alla sperimentazione clinica di fase II, permettendo di produrre risultati che possano ridurre i rischi di investimento da parte delle aziende che si occupano dello sviluppo di nuove terapie. 
“L’intento della MJFF – aggiunge ancora il dr. Facheris – è triplice: capire la malattia, ossia come funziona e da che cosa si genera il Parkinson, aspetti questi che non sono ancora del tutto noti; trovare cure che possano modificare il corso della malattia, fermarne o ridurre la progressione, o ancora in grado di portare a una regressione (disease modifying); migliorare la qualità di vita in pazienti portatori della malattia. Infatti se vi è una lievissima differenza (2-3 anni) nell’aspettative di vita fra malati di Parkinson e non, ciò che cambia è proprio la qualità della quotidianità. Nei primi 5 anni la malattia si controlla molto bene con la terapia, nei secondi 5 ci vuole più impegno da parte di un neurologo specializzato in Parkinson e parkinsonismi; dopo questo tempo subentrano complicanze di ordine motorio, cognitivo, psichiatrico, con una limitazione dell’autonomia, specie se la malattia perdura da oltre 15 anni, che rende la vita davvero difficile”.
“La cura della malattia di Parkinson – rassicurail dr. Pezzoli – ha avuto nel corso degli anni molti successi. È una delle poche malattie neurodegenerative oggi meglio trattabili, anche grazie ad un approccio innovativo che si avvale di una terapia farmacologica completa sin dall’inizio a dosaggi relativamente bassi di tutti i farmaci, unito a una correzione dietologica con una riduzione dell’apporto proteico in modo che venga favorita l’azione della levodopa (il farmaco di trattamento), somministrata in un minore quantitativo e con una conseguente riduzione delle complicazioni, come le fluttuazioni motorie, e infine la fisioterapia che entra a pieno diritto nella terapia ufficiale della malattia con esercizi prescritti da eseguire dal paziente anche al domicilio”.
La ricerca si attende risposte a breve, almeno per alcuni aspetti della malattia. “La MJFF – conclude il dr. Facheris – oltre che con la Fondazione Grigioni, sta collaborando in Italia con altri centri tra cui l’Università di Salerno, uno dei molti centri coinvolti in uno studio sui marcatori di progressione della malattia di Parkinson (PPMI, Parkinson Progression Marker Initiative, www.ppmi-info.org), , che ha l’obiettivo di raccogliere informazioni su 400 pazienti allo stadio iniziale di malattia, ancora prima che prendano farmaci, 200 persone che non hanno malattia, 100 con sintomi prodromici pre-motori e 500 con un particolare fattore di rischio legato ai geni LRRK2 e alfa-sinucleina (un marcatore biologico per eccellenza). Infine, MJFF attualmente sostiene progetti di ricerca in altre università e centri di ricerca in Italia, tra cui a Cagliari, Milano, Bolzano, Padova, Firenze, Ferrara e Pomezia”.

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apr 11

Aviaria, studio sul British Medical Journal: “Il farmaco Tamiflu è inefficace”

Il dipartimento della Salute britannico comprò 40 milioni di dosi del medicinale prodotto dalla Roche e lo prescrisse a 200mila persone. Costo totale: 500 milioni di sterline. I ricercatori della Cochrane Collaboration: “Non lo prescriveremmo ai nostri pazienti, non riduce le complicazioni”

Prima l’allarme per l’influenza aviaria, poi quello per l’influenza suina. In mezzo, quasi 500 milioni di sterline spesi per comprare scorte di Tamiflu, un farmaco che ora un gruppo di scienziati indipendenti giudica “inefficace”. Nel Regno Unito a finire sul banco degli imputati è stato il medicinale prodotto dalla Roche, comprato dal governo in enormi quantità anche su indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità e ritenuto, appunto, inutile dal gruppo di medici indipendenti Cochrane Collaboration, con forti legami con l’Università di Oxford e privo di scopi di lucro. Pubblicato giovedì sul British Medical Journal, lo studio del gruppo conclude che il medicinale taglierebbe soltanto il tempo di degenza da sette a poco più di sei giorni, senza nemmeno ridurre il numero dei ricorsi alle cure ospedaliere.
Il dipartimento della Salute britannico ne comprò 40 milioni di dosi e lo prescrisse a 200mila persone. E nel 2009, anno della suina, l’acquisto del Tamiflu rappresentò lo 0,5% del budget totale del servizio sanitario nazionale britannico. Già alcuni anni fa fu messa in dubbio l’efficacia del medicinale e se ne occupò persino il parlamento britannico. L’azienda svizzera, chiaramente, si difende. “La metodologia della ricerca è poco chiara e inappropriata – ha fatto sapere la Roche con un comunicato – e le conclusioni a cui giunge potrebbero avere gravi conseguenze in termini di salute pubblica. I principi attivi utilizzati sono un trattamento vitale per quei pazienti con l’influenza. Quindi noi dissentiamo totalmente dalle conclusioni dello studio e siamo sempre stati fedeli alle indicazioni provenienti dal Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie e dall’Organizzazione mondiale della sanità”.
Nel 2009 l’azienda parlò di riduzione delle complicazioni, come polmonite, bronchite e sinusite. “Non è vero”, dice ora il gruppo Cochrane e dalla sua, appunto, l’autorevole Università di Oxford. Con un’ombra in più, come la campagna mediatica giapponese che ricollegò l’uso del medicinale a episodi psicotici in chi lo assume. Secondo il gruppo, inoltre, il medicinale non sarebbe molto meglio dei normali farmaci da banco per la cura dei sintomi influenzali. “Noi non lo prescriveremmo assolutamente ai nostri pazienti”, hanno detto medici e scienziati che hanno effettuato la ricerca. Il governo britannico cominciò ad accumulare riserve di Tamiflu nel 2006, in seguito all’esplosione dell’influenza aviaria e dopo l’approvazione del National institute of health and clinical excellence.
Ora il dipartimento della Salute difende la scelta, dicendo che “il Tamiflu è provatamente sicuro, di buona qualità ed efficace”. Anche se, da parte dello stesso ente, è arrivata la promessa di una “adeguata considerazione” dei risultati dello studio del gruppo Cochrane. Avendo il nome commerciale di Tamiflu, appunto, l’Oseltamivir è stato brevettato dal 1997 al 2001 dalla Gilead Sciences, che lo ha poi venduto alla Roche, trattendendo dei diritti sulla vendita del medicinale. Donald Rumsfeld – segretario della Difesa degli Stati Uniti sotto l’amministrazione del Presidente Gerald Ford dal 1975 al 1977 e successivamente sotto il presidente George W. Bush, dal 2001 al 2006 – è stato presidente della Gilead Sciences dal 1997 al 2001.

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apr 10

I commenti alla decisione della Corte Costituzionale sulla fecondazione eterologa

Il Ministro Lorenzin frena sulla velocità di immediate conseguenze mentre il Prof. Antinori è entusiasta della decisione della Consulta

Dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale il divieto di fecondazione eterologa, il Ministro per la Salute Lorenzin specifica che “l’introduzione della fecondazione eterologa nel nostro ordinamento è un evento complesso che difficilmente potrà essere attuato solo mediante decreti”: “alla luce delle motivazioni della Consulta al più presto comunicheremo la road map per l’attuazione della sentenza”. Continua il ministro dicendo che “ci sono alcuni aspetti estremamente delicati che non coinvolgono solamente la procedura medica, ma anche problematiche più ampie, come ad esempio l’anonimato o meno di chi cede i propri gameti alla coppia e il diritto d chi nasce da queste procedure a conoscere le proprie origini e la rete parentale come fratelli e sorelle”.

Soddisfatta l’Associazione Luca Coscioni: “Dopo tanti anni di lotte, di referendum, di raccolta firme, di ricorsi giuridici, aiutando – e con l’aiuto di – tante coppie, siamo riusciti a eliminare uno dei punti più ideologici della legge 40.Il divieto prevedeva l’impossibilità di accesso alla fecondazione assistita per le coppie sterili che erano costrette al cosiddetto turismo procreativo, costoso e rischioso al tempo stesso. Dopo la cancellazione del divieto di eterologa nessun Parlamento potrà ripristinarlo. Tale decisione vale per tutti i cittadini italiani che hanno problemi di sterilità.”

Il prof. Antinori, uno dei primi ricercatori sulla fecondazione assistita in Italia è entusiasta: “è un trionfo, una vittoria della Costituzione contro una legge barbara che per dieci anni ha afflitto migliaia di coppie e anche di ricercatori come me, vessati e indagati, una vittoria del diritto alla procreazione.” “Noi a Milano siamo già pronti a praticarla – spiega Antinori – sarà una svolta rivoluzionaria per le coppie: fino a oggi se uno dei due partner era sterile erano costretti ai ‘viaggi della speranza all’estero, oggi possono venire nei centri italiani, usufruire di tecniche all’avanguardia, che noi abbiamo messo a punto già anni fa ma che non ci hanno fatto utilizzare per colpa di una legge medievale e oscurantista. Ora spero che la legge 40 sia definitivamente smantellata, e che il Parlamento ne faccia una degna di un Paese civile”.La Legge 40 è stata negli ultimi 10 anni soggetta a numerose modifiche con le sentenza della Consulta che ha già bocciato l’obbligo di produrre non più di tre embrioni e quello di effettuare l’impianto contemporaneo.Con questa decisione la Corte Costituzionale ha sottolineato il diritto per le coppie ricorse a questo strumento giuridico di essere genitori, avere e formare una famiglia. Seguendo i numerosi articoli delle Carte Costituzionali: dall’articolo 2 sui diritti inviolabili dell’uomo all’articolo 3 sul principio di uguaglianza; dal 29 sulle tutele alla famiglia al 31 sulla tutela della maternità; dal 32 sul diritto alla salute al 117 sui vincoli rispetto all’ordinamento comunitario.

Redazione (09/04/2014)Pubblicato in Analisi e CommentiTag: pma, legge 40, fecondazione eterologa, fecondazione assistita

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apr 10

Test d’ingresso, oggi si fa il bis con Veterinaria / MEDICINA, TEST E SOLUZIONI

HOMEPAGE > Cronaca > Test d’ingresso, oggi si fa il bis con Veterinaria / MEDICINA, TEST E SOLUZIONI.

Oggi tocca a Veterinaria, giovedì sarà la volta di Architettura. I risultati tra il 22 e il 24 aprile, mentre le graduatorie saranno pubblicate il 12 maggio

Università, test d’ingresso e polemiche (Olycom)

Roma, 9 aprile 2014 – Dopo le molte polemiche sull’opportunità di anticipare ad aprile i test d’ingresso – con presidi che denunciavano un notevole calo di studio per la maturità – arrivano le polemiche sui contenuti del primo test, quello di Medicina cn le domande su Chomsky.
IL COMMENTO Chomsky chi? di VIVIANA PONCHIA
Ma la macchina dei test va avanti, e oggi si fa il bis con gli aspiranti veterinari, mentre giovedì 10 toccherà ad Architettura.
I risultati dei test saranno pubblicati il 22 aprile per Medicina e Chirurgia-Odontoiatria, il 23 per Veterinaria e il 24 per Architettura mentre le graduatorie di merito nazionali saranno pubblicate il 12 maggio.
 TUTTE LE DOMANDE E SOLUZIONI DEL TEST

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